Duecento anni di storia della sismologia in Italia:
osservazione, strumenti, istituzioni.
Graziano Ferrari, Associato di Ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
L’Italia vanta la più antica tradizione nell’osservazione scientifica dei terremoti. A partire dagli anni Trenta del Settecento furono avviati i primi tentativi di rilevazione e registrazione dei fenomeni sismici, inizialmente con semplici sismoscopi e, nel corso dell’Ottocento e primi decenni del Novecento, mediante strumenti progressivamente più sofisticati.
Nel XIX secolo la sismologia italiana si distinse soprattutto per la sua forte vocazione osservativa: dallo studio degli effetti dei terremoti sull’ambiente naturale e antropizzato — che condusse all’elaborazione delle prime scale sismiche moderne — alla progettazione di strumenti per la rilevazione e registrazione dei movimenti del suolo.
Un impulso decisivo provenne dalla fondazione del Bullettino del Vulcanismo Italiano, prima rivista al mondo dedicata alla geodinamica, ideata, redatta e finanziata da Michele Stefano de Rossi, che promosse un’intensa attività di progettazione strumentale e contribuì alla formazione di una fitta rete sismica composta da osservatori pubblici, privati e di ordini religiosi.
Con la nascita nel 1876 dell’Ufficio Centrale di Meteorologia, che nel 1887 assunse anche competenze geodinamiche (UCMG), un ente governativo recepì l’eredità della rete osservativa privata fondata da De Rossi, integrando la propria rete di osservatori meteorologici con alcuni osservatori geodinamici di primo e secondo ordine.
Fino alla fine del XIX secolo, l’Italia mantenne un ruolo di prim’ordine nella progettazione di strumenti sismici e nello studio sul campo degli effetti di terremoti, anche per merito di figure come Filippo Cecchi, Timoteo Bertelli, Giulio Grablovitz, Giuseppe Vicentini e un giovane Giovanni Agamennone. Tutti furono grandi ideatori di strumenti alcuni dei quali anche molto apprezzati oltre i confini nazionali.
Agli albori del nuovo secolo si affacciò una figura di assoluto rilievo, Guido Alfani, che fu protagonista dei primi 40 anni con la progettazione di numerosi efficaci strumenti sismici. Fu anche acuto studioso sul campo di alcuni dei numerosi terremoti distruttivi che nel primo ventennio del ‘900 flagellarono diverse aree del nostro paese.
Sono gli anni del progressivo declino della sismologia istituzionale ancora rappresentata dall’UCMG che non fu in grado di stare al passo con i tempi, spingendo così Guglielmo Marconi - presidente del CNR - a firmare nel novembre del 1936 la nascita dell’Istituto Nazionale di Geofisica.